Un luogo che attraversa i secoli

La Storia di Torre Camigliati e della Famiglia Barracco

Ci sono luoghi che non si limitano a esistere nel tempo, ma lo attraversano, lo osservano scorrere e ne conservano le tracce. Torre Camigliati è uno di questi. Immersa nel cuore della Sila, circondata da boschi antichi e silenzi profondi, la Torre non è soltanto una dimora storica: è una presenza viva, un punto fermo nella storia della Calabria.

Qui la storia non è mai stata un concetto astratto o una sequenza di date, ma un’esperienza quotidiana, fatta di lavoro, cultura, ospitalità e relazioni umane. Ancora oggi, camminando tra i viali, entrando nelle sale o osservando i ritratti di famiglia, si percepisce chiaramente che questo luogo ha sempre avuto una funzione centrale: accogliere, organizzare, rappresentare.

Le origini: il Fondo di Camigliati

La storia documentata di Torre Camigliati si intreccia con quella della famiglia Baracco a partire dal 1743, anno in cui un matrimonio segnò il destino di queste terre. Antonia Marano incluse il Fondo di Camigliati nella propria dote sposando Stanislao Barracco. All’epoca la proprietà si estendeva per oltre 220 tomolate, comprendendo terreni seminativi, prati, alberi e infrastrutture agricole.

Non si trattava di una semplice tenuta rurale, ma di un sistema complesso e autosufficiente, pensato per durare nel tempo. Ancora oggi, la struttura del paesaggio conserva in gran parte l’impianto originario, segno di una visione lungimirante e rispettosa del territorio

La Torre: architettura, difesa e rappresentanza

Costruita a metà del Seicento, Torre Camigliati venne trasformata e fortificata nel 1820, assumendo l’aspetto che in gran parte conserva ancora oggi. Non era solo una residenza: era un presidio strategico, un centro operativo e amministrativo, un luogo di controllo e gestione delle attività agricole, silvo-pastorali e culturali dell’altopiano silano.

Negli archivi storici della famiglia Baracco viene spesso definita “la Difesa di Camigliati”, un termine che racconta bene la sua funzione: protezione del territorio, ma anche affermazione di identità e autorità. La Torre era allo stesso tempo casa, ufficio, luogo di rappresentanza e rifugio.

Un centro vitale della Sila

Per oltre due secoli, Torre Camigliati è stata il cuore pulsante delle attività della famiglia Baracco nella Sila. Fino agli anni Venti del Novecento, la Torre ha svolto il ruolo di casino di caccia, sede dell’amministrazione delle proprietà silane e punto di riferimento per la vita economica e culturale dell’area.

La proprietà, oggi estesa per circa 60 ettari vincolati come bene di altissimo pregio naturalistico e paesaggistico, era parte di un sistema territoriale molto più ampio. I possedimenti della famiglia Baracco, infatti, arrivavano a coprire gran parte della Calabria, configurandosi come un vero e proprio impero fondiario, tra i più vasti del Regno delle Due Sicilie.

Un’organizzazione così estesa richiedeva visione, competenze e una presenza costante sul territorio. Torre Camigliati rispondeva a questa esigenza, diventando un luogo dove si prendevano decisioni, si accoglievano ospiti illustri, si costruivano relazioni.

Vita quotidiana e memoria familiare

Giulia e Guglielmo Barracco, tra gli ultimi membri della famiglia ad abitare stabilmente la Torre, scandivano la loro vita seguendo il ritmo delle stagioni: l’inverno al Castello Barracco di Caccuri, l’estate a Torre Camigliati. Una consuetudine che racconta un rapporto profondo e intimo con questi luoghi.

Oggi i loro ritratti accolgono gli ospiti all’ingresso principale, non come semplici testimonianze del passato, ma come presenze discrete che continuano a raccontare una storia di appartenenza e continuità.

Dalla dimora nobiliare all’albergo della Sila

Nel 1910, la Baronessa Gabriella Barracco affittò Torre Camigliati al Cavalier Abbati di Cosenza. Fu l’inizio di una nuova fase: la Torre divenne Itas Camigliati – Istituto Turistico Alberghiero Silano, l’albergo più sontuoso della Sila.

Per decenni rappresentò una meta ambita del turismo nazionale e internazionale. Viaggiatori, intellettuali e amanti della montagna sceglievano Camigliati per la sua eleganza sobria, per il fascino della dimora storica e per la bellezza incontaminata del paesaggio.

Questa trasformazione non snaturò il luogo, ma ne rafforzò la vocazione originaria: l’ospitalità. Accogliere è sempre stato parte integrante dell’identità di Torre Camigliati.

Un patrimonio di studio e ricerca

Da oltre 40 anni, attraverso la Fondazione Napoli Novantanove, la famiglia Baracco porta avanti un lavoro rigoroso e appassionato di studio, ricerca e conservazione storica. Un patrimonio vastissimo di documenti, reperti, archivi e testimonianze materiali che raccontano non solo la storia della Torre, ma quella di un’intera regione.

Questo lavoro silenzioso, paziente e continuo ha permesso di restituire profondità e contesto a ogni pietra, a ogni ambiente, a ogni scelta architettonica e paesaggistica. Torre Camigliati non è mai stata “ricostruita”: è stata compresa, rispettata e accompagnata nel presente.

Oggi: una storia che continua

Oggi Torre Camigliati si apre nuovamente al mondo, mantenendo intatta la propria identità. Non come museo immobile, ma come luogo vissuto, attraversato, condiviso.

Soggiornare qui significa entrare in una narrazione lunga secoli, fatta di equilibrio tra uomo e natura, tra rigore e sensibilità, tra memoria e visione. Ogni ospite diventa parte di questa storia, anche solo per un breve tratto.

Perché Torre Camigliati non racconta il passato: lo fa vivere, con discrezione e autenticità.

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